FAMIGLIE DIGITALI: FIGLI E GENITORI 2.0

FAMIGLIE DIGITALI: FIGLI E GENITORI 2.0

Il digitale è un fenomeno trasversale che interessa tutte le famiglie e tutte le generazioni, non solo i giovani, ma anche gli adulti e gli anziani. La vita di tutti è cambiata. Si parla, infatti, di rivoluzione digitale proprio perché è cambiato radicalmente il modo di lavorare, comunicare, studiare e di vivere le relazioni interpersonali. Anche i rapporti in famiglia hanno subito una profonda metamorfosi, ormai non esiste famiglia in cui non ci siano smartphone e connessione ad internet. Nelle famiglie digitali i vari membri comunicano fra loro attraverso i dispositivi digitali: si scambiano messaggi su WhatsApp, stringono amicizia su Facebook e, quando sono lontani, parlano tramite Skype. Anche le relazioni familiari sono diventate tecno mediate.

E’ possibile affermare che, l’uso delle nuove tecnologie, dei nuovi dispositivi digitali, del web e dei social media ha determinato un vero e proprio gap generazionale fra il mondo adulto e quello dei giovani. L’umanità digitale si differenzia, infatti, in nativi, immigrati e tardivi digitali. I nativi digitali, sono i giovani nati e cresciuti nell’era digitale e che fin dalla nascita sono in stretto contatto con i dispositivi tecnologici di ultima generazione; gli immigrati digitali sono quelle persone adulte cresciute prima delle tecnologie digitali e che le hanno adottate in un secondo tempo; infine i tardivi digitali sono quegli adulti cresciuti senza tecnologia e che la guardano tutt’oggi con diffidenza e nei confronti dei quali hanno un certo rifiuto. Questa distinzione fra gli adulti digitali, non ha tanto a che fare con l’età delle persone, quanto con l’atteggiamento che essi hanno nei confronti del digitale.

Nell’era digitale, anche se la famiglia, la scuola e la chiesa sono i più importanti contesti educativi, all’interno dei quali i giovani si sperimentano, non sono più gli unici, perché il web e i social sono diventati ormai dei nuovi contesti di vita, in cui i giovani trascorrono la maggior parte del loro tempo.

I nativi digitali sono in grado di vivere in due mondi diversi contemporaneamente: quello reale, quello della relazione face to face, e quello virtuale quello in cui la relazione è tecno mediata, cioè tra me e l’altro c’è di mezzo uno smartphone, un pc o un tablet. Questi due mondi si influenzano reciprocamente, e i limiti dell’uno sfumano nell’altro, al punto che ormai per i nativi il “virtuale” è realtà tanto quanto quella che si esperisce con i sensi, in presenza. Ecco perché i giovani tendono sempre più spesso a condividere virtualmente, sui vari social, istanti di vita reale come se ci fosse una continuità nell’esperire quel momento nei due mondi. Per loro un fatto è reale, non solo perché accade nella realtà, ma soprattutto perché è condiviso virtualmente. Per i nativi digitali non è pensabile riuscire a vivere in un mondo senza la compresenza dell’altro. Sono sempre connessi, perché ormai il web rappresenta per loro un mondo da abitare, in cui conoscere, informarsi, comunicare, giocare, creare, esprimersi, divertirsi, farsi nuovi amici; un posto in cui esistere e vivere.

Se è vero che sui social l’identità si virtualizza, la compresenza nei due mondi, complessifica il loro processo di crescita, che ne risulta certamente influenzato. L’utilizzo dei dispositivi digitali e la continua esposizione ai social media, fa si che i giovani sviluppino alcune abilità cognitive ed emotivo-relazionali a discapito di altre. Dagli studi di settore, si evidenzia che nel mondo virtuale imparano subito a manipolare parti di sé attraverso gli avatar e i personaggi dei videogiochi, sviluppano ampie abilità visuo-spaziali grazie ad un apprendimento di tipo prevalentemente percettivo, potenziano l’attenzione selettiva a discapito della memoria, laddove la capacità di memorizzazione è delegata al web, come fonte infinita e sempre disponibile di informazioni; utilizzano il cervello in modalità multitasking (cioè sanno utilizzare più canali sensoriali e più modalità motorie contemporaneamente), sono abilissimi nel rappresentare le emozioni, un po’ meno nel viverle, sono meno abili nella relazione face-to-face, ma molto capaci nella relazione tecno mediata.

Il web è per loro non solo luogo di aggregazione virtuale, ma rappresenta un’autorità riconosciuta per la propria educazione ed istruzione, basta googlare per togliersi un dubbio o apprendere nuove nozioni. Così l’educazione cede il passo all’autoformazione. Sembra che tutto ciò di cui i giovani hanno bisogno, può essere conosciuto senza la necessità di maestri ed educatori.

Nel momento in cui i figli riconoscono alla rete o al network un autorità che prima spettava ai genitori, la genitorialità perde parte del suo potere educativo, formativo e generativo. La famiglia  (come gruppo) perde il suo valore identitario a favore della formazione di una nuova rete costruita sui “contatti digitali”. I vincoli familiari (padre, madre, fratello,sorella etc) non costituiscono più la sola “famiglia” possibile.  Ogni membro stabilisce relazioni digitali  che gli fanno sentire il senso di appartenenza ad una rete relazionale che si sovrappone alla famiglia stessa. Su facebook compaiono gli stati familiari digitali, che non sempre corrispondono a quelli reali, succede così ad esempio che la compagna preferita diventi “sorella”, mentre con la sorella biologica non ci sia una relazione digitale.

Nonostante  tutti questi cambiamenti sociali, il compito dei genitori dei nativi digitali rimane lo stesso compito dei genitori di sempre, cioè crescere i propri figli ed accompagnarli nel mondo adulto, far si che sviluppino quelle capacità cognitive, comportamentali e socio-relazionali che permettano loro di poter raggiungere il proprio processo di individuazione ed autonomia. E se, da sempre, il compito genitoriale è stato difficile, oggi lo è ancor di più.

Nella maggior parte dei casi, i genitori di oggi sono genitori che appartengono alla generazione-di-mezzo, capaci di utilizzare la tecnologia digitale ed anzi da essa affascinati. Hanno un profilo su facebook come i loro figli, utilizzano whatsap e skype, sono pienamente avvolti anche loro dalle dinamiche narcisistiche del contesto attuale. Solo che ne fanno un uso diverso rispetto ai giovani e lo vivono come un qualcosa a cui si sono dovuti abituare. Rispetto all’uso dei social media, del web e della tecnologia digitale, devono essere loro per primi a sviluppare una consapevolezza ed una capacità critica, tale da poterla trasmettere ai propri figli.

Se il compito della famiglia digitale è quello di accompagnare i figli nella crescita, i genitori non possono non navigare nel mondo virtuale in cui figli abitano quotidianamente, non possono lasciarli da soli. Guardare internet e i social con diffidenza, restare silenziosi osservatori esterni, crea solo distanza tra i giovani e gli adulti. I genitori non possono chiedere ai propri figli di tornare indietro, chiedendo loro di vivere come vivevano loro in passato, perché cosi l’evoluzione inciampa, come dice una nota ed attuale canzone sanremese; in quanto loro educatori sono gli adulti che devono fare un passo avanti per ridurre il gap generazionale che li divide. Ma come?

Più che un atteggiamento educativo di tipo restrittivo ed eccessivamente protezionistico, poco funzionale nella relazione genitori/figli, è auspicabile un educazione consapevole delle risorse e dei rischi del web, una conoscenza adeguata delle nuove tecnologie che aiuti i genitori ad essere protagonisti attivi nella relazione educativa con i propri figli, che faciliti la circolarità della comunicazione fra mondo virtuale e mondo reale. Una compresenza reale-virtuale genitoriale necessaria, direi. I genitori devono essere attivamente impegnati nella conoscenza e nella comprensione delle esperienze online dei figli, attraverso il dialogo e la partecipazione collettiva ad attività in rete. È necessario che acquisiscano consapevolezza dei limiti e delle risorse del mondo digitale, vivendolo con loro che ne sono gli esperti. Lo strumento principe che può avvicinare i giovani agli adulti è la relazione. Se, ad esempio, un genitore non sa usare uno smartphone può chiedere ai propri figli di essere aiutato, è in questo modo che, crea una connessione relazionale, valorizzando le competenze e le conoscenze dei figli, da un senso e un valore alla trasmissione del sapere, che non è più unidirezionale come lo era una volta. Anche gli adulti hanno qualcosa da imparare dai più giovani.

Nell’era digitale, occorre riconnettere i fili. I genitori devono trovare nuove strategie educative per essere presenti nelle vite dei propri figli.  Bisogna attuare una media education responsabile, cioè educare i propri figli ad utilizzare questi strumenti con intelligenza e consapevolezza, senza eccessi e con determinati limiti a seconda delle età. Per i genitori, informarsi su opportunità e rischi, conoscere gli strumenti, vivere i social è necessario sia per tenere a bada l’ansia, che per essere delle guide presenti, senza essere delle presenze invadenti. È importante chiedere e non spiare i propri figli se si vuole costruire un rapporto educativo corretto e responsivo. Si possono, anche, coltivare altri interessi che esulino dal mondo virtuale e condividerli con i figli; cosi come si possono creare delle occasioni per fare insieme delle attività online. Si può anche incoraggiare una comprensione critica delle logiche del sistema dei media; accrescere la consapevolezza dei diritti online, ma anche delle responsabilità e delle conseguenze dei comportamenti in rete. Per ridurre il gap generazionale è possibile valorizzare i ragazzi come mediatori naturali dei processi di innovazione tecnologica all’interno delle famiglie ed aumentare le competenze digitali sia dei minori che degli adulti.

Non bisogna dimenticare che ogni tipo di tecnologia è semplicemente uno strumento: l’efficienza dipende dal suo corretto uso e l’uso lo fa l’utente, la persona. Il web non è la panacea per tutti i problemi, ma non è nemmeno la causa di tutti i mali. Come ogni cosa ha i suoi limiti e le sue risorse. Sta all’utente saperne fare un uso adeguato.

In un’epoca in cui si vive l’istantaneo, in cui i giovani sono abituati ad avere tutto e subito, cosi attenti a ciò che avviene nel presente, dove è più importante condividere che non vivere, come recita una nota canzone rap, il futuro appare così incerto e dei contorni incerti, inconsistenti e spaventosi. I giovani, frutto di una società individualistica e globalizzata,  sono una generazione narcisisticamente fragile, alla ricerca della costante ricerca dell’approvazione altrui, della popolarità raggiunta grazie al numero di follower e di like ottenuti sui social. La crisi e il tasso di disoccupazione giovanile mostrano come i percorsi da seguire nella vita, per ottenere successo e riconoscimento sociale, viaggino su altri canali, che non è la scuola o la carriera universitaria. I giovani di fronte ad un’enorme quantità di modelli identitari e comportamentali che competono, e a volte contrastano, con quelli familiari, guardano con diffidenza gli adulti e non li riconoscono più come validi modelli di riferimento. I giovani hanno bisogno di limiti, di regole per far si che sviluppino non solo un maggiore rispetto del prossimo e della diversità, ma anche che ritornino a provare quel senso del piacere e del desiderio che un po’ è andato perso. Per questo la gestione della quotidianità virtuale dei propri figli e’ una questione urgente da affrontare per sostenere la crescita e il futuro dei giovani.

Gli adulti devono tenere conto dei cambiamenti avvenuti senza farsi sopraffare dalla paura, dallo sdegno e dalla propria visione univoca del mondo. Bisogna incoraggiare la comunicazione tra genitori e figli promuovendo un reciproco apprendimento su temi e pratiche della cultura digitale ed aprendo, in tal modo, il dialogo e il confronto con la nuova realtà virtuale. Solo cosi, i genitori possono tornare ad essere visti come delle figure autorevoli a cui rivolgersi per essere aiutati a orientarsi nel mondo, piuttosto che degli ostacoli da aggirare nel proprio cammino di crescita.

Perché, secondo me, oggi più che mai, la connessione più importante è e deve essere quella tra genitori e figli.

Il contenuto di questo articolo è relativo al mio intervento al Convegno: “Misiliscemi è Giovani. Contesti educativi nell’era digitale.” tenutosi a Marausa il 30/04/2017

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