Il bullismo

Che cosa è il bullismo? Quando se ne può parlare? Come lo si può riconoscere?

Il bullismo è un fenomeno socio-relazionale, che coinvolge bambini ed adolescenti di età compresa fra i 7-8 e i 14-16 anni e riguarda sia i maschi che le femmine. E’ caratterizzato da atti di prepotenza intenzionali, ripetuti nel tempo che evidenziano una differenza di potere nella relazione tra chi domina e chi subisce.

Tale fenomeno sociale, per sua natura, si manifesta e si sviluppa prevalentemente all’interno dei processi interattivi dinamici della classe; bisogna però dire che, anche se si verifica, con maggiore frequenza, negli ambienti scolastici come corridoi, cortile, aule e bagni della scuola, non mancano casi di bullismo avvenuti nel tragitto tra la scuola e la propria abitazione o in luoghi isolati extrascolastici.

Olweus, uno fra i più noti studiosi del fenomeno, parla di bullismo dando questa definizione: “Un soggetto e’ oggetto di azioni di bullismo, ovvero e’ prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o di più persone”. (D. Olweus, 1986)

Il termine bullismo (deriva dall’inglese “bullying” – fare il prepotente/intimidire) indica, quindi, un tipo di comportamento aggressivo caratterizzato da aspetti specifici che lo differenziano da altre forme di prepotenza ed aggressività che si possono verificare fra bambini e ragazzi.

Si può parlare di bullismo, dunque, quando tale comportamento è:

  1. intenzionale: viene cioè compiuto sotto la propria volontà e consapevolezza
  2. persistente nel tempo: viene messo in atto più volte nel tempo e quindi è frequente
  3. asimmetrico in termini di potere: diverso in termini di forza e di potere fra i soggetti coinvolti, laddove c’è sempre uno o più che prevarica e l’altro che subisce.

All’interno delle scuole il bullismo riguarda tutti gli allievi, e non solo quelli che vi prendono parte in maniera più visibile. Come accennato prima, il bullismo è un fenomeno che riguarda sia i maschi che le femmine, ovviamente, con alcune differenze al riguardo. Infatti, mentre, di solito, i maschi rivolgono le loro prepotenze sia nei confronti dei maschi che delle femmine, le femmine agiscono le prepotenze prevalentemente verso altre femmine. Il bullismo femminile è più difficile da individuare perché, rispetto a quello maschile più fisico ed evidente, “le bulle” usano modalità meno visibili e più subdole come maldicenze, calunnie, pettegolezzi manipolando, in tal modo, i rapporti di amicizia nella classe ed isolando la vittima prescelta.

I ruoli, che possono essere assunti dagli alunni, sono diversi:

Il Bullo: chi agisce le prepotenze nei confronti dei compagni, facendo intenzionalmente del male agli altri con le parole e/o con le azioni Ciò che caratterizza il comportamento del bullo è l’aggressività che, per diversi motivi, sente di scaricare e che rivolge verso i compagni, ma molto spesso anche nei confronti degli insegnanti e dei genitori. I bulli si arrabbiano con facilità, sono impulsivi e hanno un forte bisogno di dominare gli altri. Di solito mostrano una certa difficoltà nel rispettare le regole e ricorrono a mezzi violenti per ottenere ciò che vogliono, mancano di sensibilità nei confronti dei sentimenti degli altri per cui viene loro difficile stabilire delle relazioni positive.

La Vittima: chi subisce le prepotenze Di solito le vittime sono soggetti calmi, sensibili e per lo più insicuri ed ansiosi. Quando vengono derise, insultate o aggredite fisicamente si chiudono in se stessi costruendosi un’opinione negativa di sé e della propria situazione. Di solito, a scuola, le vittime vengono isolate dal gruppo soffrendo così la solitudine. Hanno poca fiducia in sé e nelle proprie capacità e non riescono ad affrontare e reagire di fronte ai bulli. Possono sviluppare delle particolari preoccupazioni rispetto al proprio corpo ed alla propria persona, non vanno volentieri a scuola per paura di subire ulteriori prepotenze e difficilmente riescono ad affermare se stessi nel gruppo dei compagni.

Gli spettatori: chi, assistendo ed assumendo dei comportamenti specifici, fa la differenza:

Sostenitore: chi favorisce e rinforza il comportamento del bullo, incitandolo, ridendo oppure semplicemente stando a guardare con interesse

Difensore: chi prende le difese della vittima consolandola o aiutandola in qualche modo, per esempio cercando di far cessare le prepotenze o andando a chiedere aiuto a qualcuno

Neutrale: chi non fa niente, non interviene né denuncia il fenomeno ed evita qualsiasi tipo di coinvolgimento diretto o indiretto restandone fuori

Pensi che tuo figlio sia coinvolto in un episodio di bullismo?
Chiedi consiglio alla Dott.ssa Culcasi Mail: info@psicologotrapani.it

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